Cibo e stress - Dott.ssa Carolina Fallai
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Secondo recenti statistiche otto italiani su dieci soffrono di stress per svariati motivi: situazioni familiari, problemi di lavoro, la crisi economica. I sintomi sono di varia gravità: più leggeri come mal di testa, tensione, stanchezza o più gravi come ansia, depressione, perdita del rendimento scolastico o lavorativo. Nei periodi di tensione cambia anche il rapporto con il cibo. Le reazioni allo stress possono essere di due tipi: c’è chi quando si sente agitato comincia a mangiare voracemente qualsiasi cosa gli capita perchè mangiare lo tranquillizza e riduce la tensione, oppure c’è che perde l’appetito e non riesce a mangiare perchè lo stomaco si chiude e persino l’odore del cibo fa venire la nausea. Questi due esempi dimostrano come lo stress condizioni in modo marcato il nostro rapporto con il cibo.

Stress cronico e comfort food

Lo stress determina radicali modificazioni al nostro stile alimentare: una ricerca recente ha evidenziato che gli studenti sotto stress per interrogazioni ed esami tendono a mangiare merendine o spuntini salati tra un pasto e l’altro e tendono invece a saltare i pasti regolari. Un altro studio condotto su soggetti obesi ha dimostrato che in condizioni di stress tendono a mangiare di più di quanto non facciano normalmente.

Molte persone nei periodi di nervosismo tendono a ricercare i loro cibi preferiti, che diventano delle vere e proprie auto-gratificazioni e scelgono in maniera particolare i comfort food: alimenti ricchi di calorie sotto forma di zuccheri e grassi come biscotti, patatine, pizza e cioccolato.

Ma perchè questo accade? E’ stato provato che quando lo stress diventa cronico aumenta la concentrazione nel sangue di insulina, ormone prodotto dal pancreas che serve per aumentare l’impiego degli zuccheri a livello dei tessuti periferici; inoltre aumentano anche i glucocorticoidi, come il cortisolo, che generano un incremento della concentrazione di zuccheri nel sangue. Anche se lo stomaco è pieno, il cervello continua a trasmettere segnali di fame. Per questo motivo quando ci sentiamo tesi sembra di non essere mai sazi e di non riuscire a smettere di mangiare. In situazioni come questa siamo facilmente spinti a cercare alimenti appaganti e saporiti, i cosiddetti comfort food, che hanno un potere calmante sia perchè la loro ingestione va a stimolare le aree cerebrali del piacere e quindi riescono a controbilanciare gli effetti spiacevoli dello stress cronico, sia perchè l’ingestione di questi cibi va a ridurre l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e riesce così ad attenuare l’ansia e la tensione.

Il risultato finale dei meccanismi endocrini descritti si manifesta a livello comportamentale con la ricerca di cibo piacevole, in grado di appagare e ristabilire quell’equilibrio che lo stress ha destabilizzato. Gli alimenti vengono consumati per soddisfare una necessità di benessere psicologico e non per soddisfare una necessità metabolica vitale.

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