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	<title>Dott.ssa Carolina Fallai &#187; Psicologia della donna</title>
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	<description>Psicologa e Psicoterapeuta </description>
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		<title>Quando l&#8217;amore diventa una droga</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia della donna]]></category>
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		<description><![CDATA[Si può morire per amore? Per molte donne sì. Ci si può spegnere giorno dopo giorno diventando schiave di un uomo. Per lui si accetta tutto, anche tradimenti e umiliazioni. Si rinuncia ai propri interessi ma, soprattutto, a se stesse. Si può diventare dipendenti da un uomo come da una droga: anche se fa stare male, non si riesce più a farne a meno. La dipendenza affettiva è una patologia grave e invalidante quanto le dipendenze chimiche, con crisi di astinenza, follie per procurarsi ciò di cui si è schiavi, perdita di interesse per il resto della propria vita. Questa forma di ossessione almeno in Italia non viene riconosciuta come una vera malattia e spesso viene sottovalutata o confusa con altre problematiche che in genere si sovrappongono a questa, tanto da mascherarla: depressione, disturbi d’ansia, disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze. Le persone che ne soffrono dunque vengono curate per questi sintomi senza che la causa principale venga mai realmente affrontata e risolta. Eppure il meccanismo è lo stesso di qualsiasi forma di dipendenza: alcool, droga, cibo. Lo ha dimostrato una recente ricerca inglese che ha trovato delle correlazioni a livello biochimico tra tossicodipendenza e amore malato. Secondo uno studio condotto dal...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Si può morire per amore? Per molte donne sì. Ci si può spegnere giorno dopo giorno diventando schiave di un uomo. Per lui si accetta tutto, anche tradimenti e umiliazioni. Si rinuncia ai propri interessi ma, soprattutto, a se stesse. Si può diventare dipendenti da un uomo come da una droga: anche se fa stare male, non si riesce più a farne a meno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>dipendenza affettiva</strong> è una patologia grave e invalidante quanto le dipendenze chimiche, con crisi di astinenza, follie per procurarsi ciò di cui si è schiavi, perdita di interesse per il resto della propria vita. Questa forma di ossessione almeno in Italia non viene riconosciuta come una vera malattia e spesso viene sottovalutata o confusa con altre problematiche che in genere si sovrappongono a questa, tanto da mascherarla: depressione, disturbi d’ansia, disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze. Le persone che ne soffrono dunque vengono curate per questi sintomi senza che la causa principale venga mai realmente affrontata e risolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure il meccanismo è lo stesso di qualsiasi forma di dipendenza: alcool, droga, cibo. Lo ha dimostrato una recente ricerca inglese che ha trovato delle correlazioni a livello biochimico tra tossicodipendenza e amore malato. Secondo uno studio condotto dal National Centre del Maudsley Hospital di Londra l&#8217;uso di stupefacenti ha sul sistema nervoso il medesimo effetto di una passione d&#8217;amore travolgente: in entrambe i casi viene prodotta una maggiore quantità di <strong>dopamina</strong>, il neurotrasmettitore del piacere che entra in gioco in tutte le forme di dipendenza. Una volta in circolo, questo mediatore chimico raggiunge l&#8217;ipotalamo che ordina al surrene di secernere <strong>adrenalina</strong>, il neurotrasmettitore dello stress, che fa sentire &#8220;su di giri&#8221;. Queste sostanze creano un effetto piacevole ma autodistruttivo, che dà assuefazione e bisogno continuo di ricercare quelle sensazioni e quindi un continuo bisogno di ricercare relazioni di questo tipo.</p>
<p>Secondo un autore che ha svolto diverse ricerche in questo campo, <strong>Giddens </strong>la dipendenza affettiva presenta alcune specifiche caratteristiche che sono tipiche di tutte le dipendenze in generale:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>l’<span style="color: #000000;">ebbrezza</span></strong>: il soggetto affettivamente dipendente trae una sensazione di ebbrezza e benessere dalla relazione col partner, che diventa indispensabile per la sua sopravvivenza emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>la ricerca della <span style="color: #000000;"><strong>d</strong>ose</span></strong>: il soggetto dipendente ha bisogno di quantità sempre maggiori di tempo da spendere insieme al partner. Il soggetto sente di esistere solo quando c’è l’altro. L’altro è visto come un’evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane finiscono per essere trascurate. Se la dipendenza è reciproca la coppia si chiude al resto del mondo e si alimenta di se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi sono le drogate d&#8217;amore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 1945 lo psicanalista Fenichel nel libro “Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi” introduceva il termine <em>amoredipendenti</em> per indicare quelle persone che necessitano dell&#8217;amore come altre necessitano del cibo o della droga. Gli amoredipendenti hanno un enorme bisogno di essere amati nonostante abbiano scarse capacità di amare. Spesso sono donne e uomini fragili che si sentono inadeguati e sono alla continua ricerca di un amore che li gratifichi e li faccia sentire degni di essere apprezzati. Essi elemosinano continuamente dal partner maggior amore, ottenendo, però, il risultato opposto. Si legano a partner che considerano non adatti a loro, ma nonostante ciò li renda arrabbiati ed infelici non riescono a liberarsi di quest&#8217;ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna che ha problemi di dipendenza affettiva quando incontra il partner con cui potrebbe instaurare una relazione positiva non riesce nemmeno a vederlo perchè lo considera troppo &#8220;a posto&#8221; e quindi non interessante. Essa tende ad essere attratta da uomini immaturi, egoisti, distanti emotivamente e spesso problematici. Possono essere tossicodipendenti, uomini sposati, seduttori seriali, dipendenti dal lavoro che stanno sempre in ufficio o eterni Peter Pan che rifuggono dalle responsabilità e non vogliono impegnarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perchè continua a stare insieme a un partner che la trascura, la sfrutta, la cerca solo quando ne ha bisogno o ne ha voglia, la tradisce o addirittura la picchia? <strong>Perchè è proprio dal rifiuto e dal bisogno di essere accettati che trae energia questo tipo di relazioni</strong>. Paradossalmente se il partner fosse disponibile il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta del dolore implicito nelle difficoltà e cresce proprio grazie al fatto che l&#8217;oggetto d&#8217;amore è irraggiungibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la psichiatra Marta Selvini Palazzoli quello che incatena nella dipendenza affettiva è l’ingiustificata, sconsiderata presunzione di farcela, l’assurda convinzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non smetto quando voglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tutte le dipendenze la difficoltà principale sta nell&#8217;ammettere di avere un problema: l&#8217;alcolista pensa di non bere poi così tanto e il drogato è convinto di poter smettere &#8220;quando vuole&#8221;. La malata d&#8217;amore in alcuni momenti riesce ad essere lucida sulla natura della relazione che ha con l’altro e a prendere consapevolezza che la dipendenza è dannosa e sarebbe necessario farne a meno. Ma è difficile uscirne perché subito subentra la considerazione di essere dipendenti e la paura di non poter vivere senza il partner e ciò rafforza il basso livello d&#8217;autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è riconoscere di avere bisogno di aiuto. Riconoscere che se si incappa sempre nell&#8217;uomo sbagliato non è una questione di sfortuna ma dipende da noi, da come siamo fatti. Molto spesso, nonostante il ripetersi sempre dello stesso schema relazionale con partner diversi tendiamo a pensare che la causa della nostra sofferenza sia l&#8217;altro che ci maltratta o non ci ama e non ci rendiamo conto che siamo noi stessi a ricercare proprio quel tipo di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Mal d&#8217;amore&#8221;: la dipendenza affettiva</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 17:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia della donna]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Donne che amano troppo&#8221; La problematica della dipendenza affettiva è recente: nasce sull&#8217;onda del successo, negli anni &#8217;80, di un libro pubblicato dalla psicologa americana Robin Norwood: &#8220;Donne che amano troppo&#8221;. Dopo quasi trenta anni è ancora un bestseller venduto in tutto il mondo. La ragione del successo non sta soltanto nell&#8217;irresistibile titolo ma anche perchè è stato il primo testo che ha divulgato un fenomeno che prima era sconosciuto in ambito clinico e che non veniva considerato una patologia. Nel suo libro la Norwood ha descritto molto accuratamente il comportamento delle “Donne che amano troppo”: “Quando l’amore per un uomo si trasforma in qualcosa di malsano e pericoloso per la salute fisica e mentale della donna, significa che sta amando troppo. Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo; quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti del partner: quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo.” La Norwood spiega che il “mal d’amore” è un problema soprattutto femminile perché le donne, per ragioni culturali ed educative sono più portate a pensare male di sé: è stato loro insegnato che per natura sono...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Donne che amano troppo&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La problematica della<strong> dipendenza affettiva</strong> è recente: nasce sull&#8217;onda del successo, negli anni &#8217;80, di un libro pubblicato dalla psicologa americana <strong>Robin Norwood: </strong><em>&#8220;Donne che amano troppo&#8221;</em>. Dopo quasi trenta anni è ancora un bestseller venduto in tutto il mondo. La ragione del successo non sta soltanto nell&#8217;irresistibile titolo ma anche perchè è stato il primo testo che ha divulgato un fenomeno che prima era sconosciuto in ambito clinico e che non veniva considerato una patologia. Nel suo libro la Norwood ha descritto molto accuratamente il comportamento delle “Donne che amano troppo”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Quando l’amore per un uomo si trasforma in qualcosa di malsano e pericoloso per la salute fisica e mentale della donna, significa che sta amando troppo. Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo; quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti del partner: quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Norwood spiega che il “mal d’amore” è un problema soprattutto femminile perché le donne, per ragioni culturali ed educative sono più portate a pensare male di sé: è stato loro insegnato che per natura sono deboli, dipendenti, fragili, bisognose di protezione e di guida. Questi insegnamenti, anche se sono ormai superati culturalmente, sono diventati parte dell’inconscio femminile e tendono a influenzare le donne nel loro modo di porsi in reazione con il maschile. Le donne, tendenzialmente abituate a non stimarsi, a non ritenersi all’altezza, non credono di poter essere amate per quello che sono, ma pensano di doversi guadagnare l’amore e il rispetto diventando “speciali” e diventando indispensabili per il loro partner. Alcune donne hanno una marcata tendenza a sottomettersi al proprio compagno finendo per essere schiacciate e a perdere la stima di se stesse, nella disperata ricerca del suo irraggiungibile amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso le persone che soffrono di dipendenza affettiva sono le più insospettabili: donne intelligenti, brillanti, affermate nel lavoro che nella sfera affettiva si rivelano però fragili e insicure. Nonostante siano persone di successo, nel profondo soffrono di una grande mancanza di autostima che le spinge a legarsi a uomini incapaci di amare. Se il rapporto non funziona, sono loro a prendersi tutte le colpe: è perché non sono abbastanza disponibili, affascinanti, comprensive, pazienti. Sono pronte a giustificare tutte le mancanze del partner, persino gli insulti o i tradimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte di queste donne presentano la cosiddetta “<strong>sindrome della crocerossina</strong>”: esse tendono a legarsi a uomini immaturi, egoisti, disturbati che considerano dipendenti e bisognosi delle loro devote e sollecite cure, e fanno di tutto per amare, nutrire e proteggere il partner arrivando a sacrificarsi per lui e a dimenticare del tutto i propri bisogni. La loro convinzione più intima, il loro ideale è che con la forza della loro devozione e del loro amore riusciranno a cambiare il loro uomo, che riusciranno a guarirlo così da poter conquistare il suo amore ed essere finalmente felici insieme a lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ossessione d&#8217;amore nasce da una bassa autostima</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La bassa autostima ha origine nell&#8217;infanzia. Se da piccoli l&#8217;amore non ci è stato dato nella maniera giusta, il che non vuol dire non essere stati amati, ci sentiremo sempre in difetto e in qualche modo non meritevoli di attenzioni. Alla base del troppo amore spesso c&#8217;è un trauma infantile: se una donna da bambina è stata trascurata o abusata, da grande tenderà a trovare un uomo che la maltratti o la trascuri. La sfiducia in sé e la mancanza di autostima fanno sì che la donna abbia paura di non essere amata e la portano ad accettare qualunque cosa dal compagno che ha scelto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non occorre sempre arrivare ai casi limite di famiglie &#8220;disturbate&#8221; con genitori alcolisti, tossicodipendenti o depressi per arrivare a sperimentare un vuoto affettivo. Se i genitori sono stati poco disponibili perchè molto presi dal lavoro oppure se sono stati molto esigenti o troppo protettivi, il bambino crescerà insicuro e con una grande fame di affetto e di approvazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guarire dalla dipendenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La dipendenza affettiva è una forma deviata d&#8217;amore. Nasce dalla convinzione che la relazione non è degna di essere vissuta se non causa struggimento o sofferenza. Questo non significa che tutte le grandi passioni siano &#8220;malate&#8221;, ma lo sono senz&#8217;altro quelle autodistruttive. Quando si ama troppo in realtà non si ama affatto perché si è dominati dalla paura di restare soli, di non essere degni di amore e di essere abbandonati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per uscire da questi disturbi è necessario un percorso di psicoterapia per ricostituire l&#8217;autostima e acquisire maggiore fiducia in sé stessi. Il percorso terapeutico è indispensabile per aiutare la persona dipendente a riscoprire la sua volontà e la capacità di concepirsi come un individuo autonomo. Infatti, solo quando si sarà liberata dalla paura di restare sola e dal timore di non essere degna di affetto, una persona può diventare capace di porsi in una relazione in maniera libera e non pregiudicata dal bisogno dell&#8217;altro. Solo quando sarà capace di apprezzarsi e di amarsi potrà dire veramente di essere in grado di amare davvero.</p>
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