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	<title>Dott.ssa Carolina Fallai</title>
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	<description>Psicologa e Psicoterapeuta </description>
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		<title>Quando l&#8217;amore diventa una droga</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia della donna]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può morire per amore? Per molte donne sì. Ci si può spegnere giorno dopo giorno diventando schiave di un uomo. Per lui si accetta tutto, anche tradimenti e umiliazioni. Si rinuncia ai propri interessi ma, soprattutto, a se stesse. Si può diventare dipendenti da un uomo come da una droga: anche se fa stare male, non si riesce più a farne a meno. La dipendenza affettiva è una patologia grave e invalidante quanto le dipendenze chimiche, con crisi di astinenza, follie per procurarsi ciò di cui si è schiavi, perdita di interesse per il resto della propria vita. Questa forma di ossessione almeno in Italia non viene riconosciuta come una vera malattia e spesso viene sottovalutata o confusa con altre problematiche che in genere si sovrappongono a questa, tanto da mascherarla: depressione, disturbi d’ansia, disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze. Le persone che ne soffrono dunque vengono curate per questi sintomi senza che la causa principale venga mai realmente affrontata e risolta. Eppure il meccanismo è lo stesso di qualsiasi forma di dipendenza: alcool, droga, cibo. Lo ha dimostrato una recente ricerca inglese che ha trovato delle correlazioni a livello biochimico tra tossicodipendenza e amore malato. Secondo uno studio condotto dal...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Si può morire per amore? Per molte donne sì. Ci si può spegnere giorno dopo giorno diventando schiave di un uomo. Per lui si accetta tutto, anche tradimenti e umiliazioni. Si rinuncia ai propri interessi ma, soprattutto, a se stesse. Si può diventare dipendenti da un uomo come da una droga: anche se fa stare male, non si riesce più a farne a meno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>dipendenza affettiva</strong> è una patologia grave e invalidante quanto le dipendenze chimiche, con crisi di astinenza, follie per procurarsi ciò di cui si è schiavi, perdita di interesse per il resto della propria vita. Questa forma di ossessione almeno in Italia non viene riconosciuta come una vera malattia e spesso viene sottovalutata o confusa con altre problematiche che in genere si sovrappongono a questa, tanto da mascherarla: depressione, disturbi d’ansia, disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze. Le persone che ne soffrono dunque vengono curate per questi sintomi senza che la causa principale venga mai realmente affrontata e risolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure il meccanismo è lo stesso di qualsiasi forma di dipendenza: alcool, droga, cibo. Lo ha dimostrato una recente ricerca inglese che ha trovato delle correlazioni a livello biochimico tra tossicodipendenza e amore malato. Secondo uno studio condotto dal National Centre del Maudsley Hospital di Londra l&#8217;uso di stupefacenti ha sul sistema nervoso il medesimo effetto di una passione d&#8217;amore travolgente: in entrambe i casi viene prodotta una maggiore quantità di <strong>dopamina</strong>, il neurotrasmettitore del piacere che entra in gioco in tutte le forme di dipendenza. Una volta in circolo, questo mediatore chimico raggiunge l&#8217;ipotalamo che ordina al surrene di secernere <strong>adrenalina</strong>, il neurotrasmettitore dello stress, che fa sentire &#8220;su di giri&#8221;. Queste sostanze creano un effetto piacevole ma autodistruttivo, che dà assuefazione e bisogno continuo di ricercare quelle sensazioni e quindi un continuo bisogno di ricercare relazioni di questo tipo.</p>
<p>Secondo un autore che ha svolto diverse ricerche in questo campo, <strong>Giddens </strong>la dipendenza affettiva presenta alcune specifiche caratteristiche che sono tipiche di tutte le dipendenze in generale:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>l’<span style="color: #000000;">ebbrezza</span></strong>: il soggetto affettivamente dipendente trae una sensazione di ebbrezza e benessere dalla relazione col partner, che diventa indispensabile per la sua sopravvivenza emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>la ricerca della <span style="color: #000000;"><strong>d</strong>ose</span></strong>: il soggetto dipendente ha bisogno di quantità sempre maggiori di tempo da spendere insieme al partner. Il soggetto sente di esistere solo quando c’è l’altro. L’altro è visto come un’evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane finiscono per essere trascurate. Se la dipendenza è reciproca la coppia si chiude al resto del mondo e si alimenta di se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi sono le drogate d&#8217;amore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 1945 lo psicanalista Fenichel nel libro “Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi” introduceva il termine <em>amoredipendenti</em> per indicare quelle persone che necessitano dell&#8217;amore come altre necessitano del cibo o della droga. Gli amoredipendenti hanno un enorme bisogno di essere amati nonostante abbiano scarse capacità di amare. Spesso sono donne e uomini fragili che si sentono inadeguati e sono alla continua ricerca di un amore che li gratifichi e li faccia sentire degni di essere apprezzati. Essi elemosinano continuamente dal partner maggior amore, ottenendo, però, il risultato opposto. Si legano a partner che considerano non adatti a loro, ma nonostante ciò li renda arrabbiati ed infelici non riescono a liberarsi di quest&#8217;ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna che ha problemi di dipendenza affettiva quando incontra il partner con cui potrebbe instaurare una relazione positiva non riesce nemmeno a vederlo perchè lo considera troppo &#8220;a posto&#8221; e quindi non interessante. Essa tende ad essere attratta da uomini immaturi, egoisti, distanti emotivamente e spesso problematici. Possono essere tossicodipendenti, uomini sposati, seduttori seriali, dipendenti dal lavoro che stanno sempre in ufficio o eterni Peter Pan che rifuggono dalle responsabilità e non vogliono impegnarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perchè continua a stare insieme a un partner che la trascura, la sfrutta, la cerca solo quando ne ha bisogno o ne ha voglia, la tradisce o addirittura la picchia? <strong>Perchè è proprio dal rifiuto e dal bisogno di essere accettati che trae energia questo tipo di relazioni</strong>. Paradossalmente se il partner fosse disponibile il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta del dolore implicito nelle difficoltà e cresce proprio grazie al fatto che l&#8217;oggetto d&#8217;amore è irraggiungibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la psichiatra Marta Selvini Palazzoli quello che incatena nella dipendenza affettiva è l’ingiustificata, sconsiderata presunzione di farcela, l’assurda convinzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non smetto quando voglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tutte le dipendenze la difficoltà principale sta nell&#8217;ammettere di avere un problema: l&#8217;alcolista pensa di non bere poi così tanto e il drogato è convinto di poter smettere &#8220;quando vuole&#8221;. La malata d&#8217;amore in alcuni momenti riesce ad essere lucida sulla natura della relazione che ha con l’altro e a prendere consapevolezza che la dipendenza è dannosa e sarebbe necessario farne a meno. Ma è difficile uscirne perché subito subentra la considerazione di essere dipendenti e la paura di non poter vivere senza il partner e ciò rafforza il basso livello d&#8217;autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è riconoscere di avere bisogno di aiuto. Riconoscere che se si incappa sempre nell&#8217;uomo sbagliato non è una questione di sfortuna ma dipende da noi, da come siamo fatti. Molto spesso, nonostante il ripetersi sempre dello stesso schema relazionale con partner diversi tendiamo a pensare che la causa della nostra sofferenza sia l&#8217;altro che ci maltratta o non ci ama e non ci rendiamo conto che siamo noi stessi a ricercare proprio quel tipo di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Ortoressia: l&#8217;ossessione per il cibo &#8220;sano&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 13:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche anno si usa l’espressione Ortoressia Nervosa per indicare un comportamento alimentare che si sta diffondendo soprattutto nei paesi industrializzati: l’ossessione per i cibi naturali, biologici e cosiddetti “sani”. Gli individui che ne sono affetti si concentrano in modo ossessivo sulla purezza del cibo ingerito: la loro preoccupazione non è come nell’anoressia o la bulimia la quantità degli alimenti, ma la loro qualità. Essi esercitano un forte controllo su tutti gli alimenti che consumano, arrivando a limitare moltissimo le loro scelte. Nella ricerca esasperata del cibo sano e biologico finiscono per adottare diete sbilanciate e prive dei nutrienti essenziali e spesso finiscono per eliminare occasioni sociali e limitare le loro vite personali. La diffusione di questo disturbo dipende da alcuni fenomeni socioculturali: oggi, a ben ragione, si parla molto di ecologia e si porta molta attenzione all’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo e alle fonti di contaminazione che inevitabilmente finiscono per danneggiare la qualità del nostro cibo, portando allo sviluppo di malattie e disturbi prima sconosciuti. Alla base di queste tendenze vi sono stati dei fatti reali che sono stati portati all’attenzione dai mass media: ad esempio la famosa encefalopatia da carne della mucca pazza, le malattie trasmesse dalle carni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/05/Ortoressia-1.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-3392" src="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/05/Ortoressia-1-1024x536.png" alt="Ortoressia (1)" width="940" height="492" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche anno si usa l’espressione <strong>Ortoressia Nervosa</strong> per indicare un comportamento alimentare che si sta diffondendo soprattutto nei paesi industrializzati: l’ossessione per i cibi naturali, biologici e cosiddetti “sani”.<br />
Gli individui che ne sono affetti si concentrano in modo ossessivo sulla purezza del cibo ingerito: la loro preoccupazione non è come nell’anoressia o la bulimia la quantità degli alimenti, ma la loro qualità. Essi esercitano un forte controllo su tutti gli alimenti che consumano, arrivando a limitare moltissimo le loro scelte. Nella ricerca esasperata del cibo sano e biologico finiscono per adottare diete sbilanciate e prive dei nutrienti essenziali e spesso finiscono per eliminare occasioni sociali e limitare le loro vite personali.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione di questo disturbo dipende da alcuni fenomeni socioculturali: oggi, a ben ragione, si parla molto di ecologia e si porta molta attenzione all’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo e alle fonti di contaminazione che inevitabilmente finiscono per danneggiare la qualità del nostro cibo, portando allo sviluppo di malattie e disturbi prima sconosciuti. Alla base di queste tendenze vi sono stati dei fatti reali che sono stati portati all’attenzione dai mass media: ad esempio la famosa encefalopatia da carne della <em>mucca pazza</em>, le malattie trasmesse dalle carni dei polli infetti, le intossicazioni da mercurio causate dal consumo di pesce, la paura degli organismi geneticamente modificati.<br />
Inoltre, in questo periodo storico si va diffondendo una forte preoccupazione per la salute e la ricerca di stili di vita più equilibrati e “salutari”. Ne sono un chiaro esempio i movimenti vegani, crudisti, macrobiotici e vegetariani che sono sempre più conosciuti e riscontrano un crescendo di interesse anche da parte dei mezzi di diffusione di massa. La cultura della coscienza alimentare è indice di una nuova consapevolezza che si sta diffondendo a livello globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia questa ricerca del benessere e dell&#8217;equilibrio in alcuni casi può anche degenerare in patologia: quando la fissazione per il cibo &#8220;sano&#8221; diventa troppo pervasiva e finisce per stravolgere le abitudini di una persona, questo comportamento può essere il sintomo di un sottostante disagio alimentare. Queste forme minori di disturbi alimentari non sono certamente così gravi e non hanno ripercussioni forti sulla salute quanto l&#8217;anoressia e la bulimia; tuttavia, poichè vengono considerate come il frutto di tendenze della contemporaneità o di ideologie stravaganti e bizzarre, possono essere sottovalutate e non trattate.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione, quindi a non scambiare l’Ortoressia per una moda: si tratta di un vero e proprio disturbo alimentare che causa un disagio significativo e influenza negativamente la vita di chi ne soffre.</p>
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		<title>Il ruolo dello stress nello sviluppo dei disturbi d’ansia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 21:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi d'Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[fobie]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei filoni principali di ricerca all’interno della psicosomatica riguarda il ruolo dello stress e delle emozioni nello sviluppo delle malattie. Recentemente le ricerche in ambito psicosomatico hanno ricevuto grande impulso grazie agli sviluppi delle neuroscienze che, grazie ai sofisticati mezzi d’indagine che permettono di osservare l’attività cerebrale in tempo reale, hanno potuto fare luce sui complessi meccanismi neurofisiologici che stanno alla base delle risposte emotive, normali e patologiche, e hanno chiarito meglio gli effetti dello stress sullo sviluppo dei disturbi mentali. Questi studi hanno chiarito che lo stress gioca un ruolo chiave nello sviluppo dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico. L&#8217;asse dello stress Hans Selye (1956) è stato il primo a descrivere la risposta fisiologica dell’organismo allo stress. Egli dimostrò che la reazione di stress è un meccanismo di adattamento innato che scatta automaticamente ogni volta che la  sopravvivenza dell’individuo è minacciata. Per stress si intende qualsiasi evento in grado di turbare l’equilibrio dell’organismo e metterlo in pericolo. Secondo Lazarus (1999) sia che si tratti di un’infezione batterica, di un’aggressione, di un incidente stradale o della perdita di una persona cara, il nostro organismo è predisposto  per rispondere alla minaccia percepita attraverso alcune modificazioni fisiologiche che lo mettono in stato di allerta e consentono all’organismo di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno dei filoni principali di ricerca all’interno della psicosomatica riguarda il ruolo dello stress e delle emozioni nello sviluppo delle malattie. Recentemente le ricerche in ambito psicosomatico hanno ricevuto grande impulso grazie agli sviluppi delle neuroscienze che, grazie ai sofisticati mezzi d’indagine che permettono di osservare l’attività cerebrale in tempo reale, hanno potuto fare luce sui complessi meccanismi neurofisiologici che stanno alla base delle risposte emotive, normali e patologiche, e hanno chiarito meglio gli effetti dello stress sullo sviluppo dei disturbi mentali. Questi studi hanno chiarito che lo stress gioca un ruolo chiave nello sviluppo dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;asse dello stress</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hans Selye (1956) è stato il primo a descrivere la risposta fisiologica dell’organismo allo stress. Egli dimostrò che la <strong>reazione di stress</strong> è un meccanismo di adattamento innato che scatta automaticamente ogni volta che la  sopravvivenza dell’individuo è minacciata. Per <strong>stress</strong> si intende qualsiasi evento in grado di turbare l’equilibrio dell’organismo e metterlo in pericolo. Secondo Lazarus (1999) sia che si tratti di un’infezione batterica, di un’aggressione, di un incidente stradale o della perdita di una persona cara, il nostro organismo è predisposto  per rispondere alla minaccia percepita attraverso alcune modificazioni fisiologiche che lo mettono in stato di allerta e consentono all’organismo di prepararsi a fronteggiare l’evento stressante, reazioni che a livello psichico sono collegate a una emozione di <strong>ansia</strong> e di <strong>paura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Precisamente, la risposta di stress consiste prevalentemente nell’attivazione di due sistemi:<img class="alignright size-medium wp-image-2578" src="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/01/assendello-stress-253x300.jpg" alt="assendello stress" width="253" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>-</strong> l’asse ipotalamo-ipofisi-midollare del surrene grazie alla secrezione di adrenalina e noradrenalina;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-</strong> il sistema ipotalamo-ipofisi-corticale del surrene con la secrezione neuroendocrina degli ormoni dello stress (cortisolo, ACTH).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;effetto di adrenalina e cortisolo è quello di aumentare lo stato di allerta dell’organismo, attivare la concentrazione mentale, mobilitare energia per metterla a disposizione dei muscoli e aumentare il tono cardiovascolare e la capacità respiratoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema della paura</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il neuroscienziato americano Jaak Panksepp (1998) la <strong>paura</strong> è una delle cinque <em>emozioni di base</em> che si sono evolute per garantire la sopravvivenza dell&#8217;individuo: essa permette di riconoscere prontamente una minaccia e di prepararsi ad affrontarla. L&#8217;<strong>ansia</strong>, così come la paura, svolge una importante funzione di difesa perchè consente addirittura di <em>anticipare</em> la percezione di un eventuale pericolo prima ancora che quest&#8217;ultimo sia sopraggiunto, preparando all&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/01/sistema-limbico.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2579" src="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/01/sistema-limbico-300x272.jpg" alt="sistema limbico" width="300" height="272" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Joseph Le Doux (2002)<span style="font-size: 13.3333px; line-height: 20px;"> </span>ha scoperto che l’<em>amigdala</em>, una piccola struttura neuronale situata alla base del <em>sistema limbico</em>, svolge un ruolo fondamentale nelle risposte di paura: non appena i nostri sensi percepiscono un segnale di possibile minaccia, questa piccola struttura invia segnali verso alcune strutture del tronco dell’encefalo e verso vari nuclei dell’ipotalamo che attivano la produzione degli ormoni dello stress e tutte le reazioni neuroendocrine prima descritte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come nascono i disturbi d&#8217;ansia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene l&#8217;ansia e la paura abbiano un valore di sopravvivenza notevole, nell’essere umano la risposta di stress può essere scatenata anche dalla sola <em>anticipazione mentale</em> di un possibile pericolo e perciò il solo atto di pensare a qualcosa di preoccupante può causare ansia e apprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo possono derivare dei problemi e nascere dei disturbi: alcune persone, se vengono sottoposte a stress intenso e in maniera prolungata, tendono a sviluppare una <em>risposta di allarme generalizzata</em>: lo stress cronico le porta a convincersi che bisogna stare sempre in guardia e alla lunga il sistema della paura, costantemente iperattivato, inizia a produrre risposte neurovegetative esagerate di fronte a qualsiasi stimolo stressante.  Di qui la via per un disturbo d&#8217;ansia o un disturbo da attacchi di panico è breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Le Doux (2002), il fatto che determinati stimoli siano in grado di suscitare in noi delle emozioni di paura dipende dalle esperienze che abbiamo fatto nel passato. Questo meccanismo si chiama <em>condizionamento della paura</em> ed è stato scoperto attraverso vari esperimenti sui ratti. Sottoponendo dei ratti ripetutamente a uno stimolo doloroso, Le Doux ha osservato che nell’amigdala si moltiplicano le connessioni e ha notato che i ratti cominciano a mostrare una risposta di stress anche alla sola vista di uno qualunque degli elementi della situazione in cui hanno provato dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è stato dimostrato anche nell’uomo: l’amigdala può provocare una reazione di stress in presenza di qualsiasi elemento che lo ricollega a una situazione traumatica, senza che avvenga alcuna valutazione consapevole dello stimolo. Così, anche un luogo o una situazione particolare possono suscitare paura intensa, come avviene infatti nelle persone che soffrono di attacchi di panico, che tendono ad associare le crisi a certe situazioni e luoghi specifici nelle quali si è verificato il primo attacco e quindi imparano a temere ed evitare tutte le situazioni che li possono ricollegare ad esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Doux ha illustrato che nel fenomeno della paura sono implicate due vie cerebrali: una <em>via breve</em>, che dal talamo passa direttamente all&#8217;amigdala e fornisce all’amigdala solo una rappresentazione imprecisa dello stimolo, innescando così una risposta puramente emotiva e istintiva che consente all&#8217;organismo di rispondere ai possibili pericoli scatenando la tipica reazione di stress anche prima di sapere esattamente quali siano; e una <em>via lenta</em> che dal talamo passa prima per la corteccia e poi proietta all&#8217;amigdala e ha un tempo di elaborazione superiore perché nelle aree prefrontali lo stimolo emotivo viene elaborato prima di raggiungere la consapevolezza. Le aree associative della corteccia prefrontale formano dei giudizi sulle informazioni ricevute e poi promuovono comportamenti basati su questi giudizi. Tuttavia, questo secondo circuito, essendosi evoluto in tempi più recenti, possiede minori connessioni ed è meno efficiente rispetto al primo ed è per questo che per gli esseri umani è ancora molto difficile controllare e gestire le proprie emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra l’altro Le Doux ha notato che le reazioni emotive apprese attraverso l&#8217;amigdala sono molto persistenti e che anche a molta distanza di tempo dall’evento traumatico l’amigdala può seguitare a reagire in maniera del tutto automatica di fronte a un elemento ambientale. Questo significa che le risposte di paura scattano al di fuori della nostra volontà e del nostro controllo e che, ogni volta che ci troviamo in una situazione che ci provoca ansia, deve intervenire un processo di elaborazione psichica a livello delle cortecce associative per impedire che esse si manifestino anche quando non sono più appropriate. Questo autore è riuscito così a spiegare la ragione per cui spesso siamo schiavi delle nostre paure, anche se razionalmente le riteniamo irragionevoli, e ha fornito così una motivazione alle risposte emotive abnormi, come quelle implicate nei disturbi d’ansia, negli attacchi di panico e nelle fobie.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato documentato inoltre che a seguito di stress elevato si verifica una riduzione del volume dei lobi prefrontali, che come abbiamo visto sono aree importanti per la regolazione del comportamento emotivo mentre l’amigdala in caso di stress emotivo tende a ingrandirsi e diventare iperattiva. Tutto ciò spiega come mai  lo stress eccessivo o prolungato provoca delle modificazioni cerebrali e delle reazioni fisiologiche che interferiscono con la nostra normale capacità di gestire le emozioni, di prendere decisioni consapevolmente e di ragionare in maniera logica.</p>
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		<title>Obesità: la malattia più diffusa del terzo millennio</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2016 16:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Obesità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sovrappeso e l&#8217;obesità stanno avendo un notevole e preoccupante incremento in tutto il mondo occidentale. Nel 1997 è stato publicato dall’OMS il primo documento sull’obesità, nel quale essa viene definita come “la malattia cronica più importante del terzo millennio”. L’obesità è considerata come un&#8217;epidemia globale perché interessa oltre il 50% della popolazione adulta delle civiltà industrializzate. Oggi nel mondo vivono 300 milioni di obesi e la gravità del problema è destinata a peggiorare sia nei paesi industrializzati come Nord America ed Europa, ma anche in quelli in via di sviluppo come Cina, India e Sud America. E’ evidente che il sovrappeso e l’obesità sono le malattie più importanti e diffuse del nostro secolo e che il problema ha assunto una connotazione sociale. Paradossalmente, mentre nelle nazioni più povere si soffre ancora la fame e si combatte contro la denutrizione, nei paesi ad elevato tenore economico l’alimentazione è connotata da eccessi e aberrazioni. Nei paesi industrializzati l&#8217;alimentazione è senza dubbio quantitativamente e qualitativamente sbagliata. L&#8217;obesità in Italia In Italia 19 milioni di persone sono in sovrappeso; 5 milioni di persone sono obese, di cui 1 milione e mezzo presentano obesità grave. In percentuali significa che in Italia un adulto su 3 (31,7%) è in sovrappeso,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>sovrappeso</strong> e l&#8217;<strong>obesità</strong> stanno avendo un notevole e preoccupante incremento in tutto il mondo occidentale. Nel 1997 è stato publicato dall’OMS il primo documento sull’obesità, nel quale essa viene definita come “la malattia cronica più importante del terzo millennio”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obesità è considerata come un&#8217;epidemia globale perché interessa oltre il 50% della popolazione adulta delle civiltà industrializzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nel mondo vivono 300 milioni di obesi e la gravità del problema è destinata a peggiorare sia nei paesi industrializzati come Nord America ed Europa, ma anche in quelli in via di sviluppo come Cina, India e Sud America. E’ evidente che il sovrappeso e l’obesità sono le malattie più importanti e diffuse del nostro secolo e che il problema ha assunto una connotazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, mentre nelle nazioni più povere si soffre ancora la fame e si combatte contro la denutrizione, nei paesi ad elevato tenore economico l’alimentazione è connotata da eccessi e aberrazioni. Nei paesi industrializzati l&#8217;alimentazione è senza dubbio quantitativamente e qualitativamente sbagliata.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;obesità in Italia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia 19 milioni di persone sono in sovrappeso; 5 milioni di persone sono obese, di cui 1 milione e mezzo presentano obesità grave. In percentuali significa che in Italia un adulto su 3 (31,7%) è in sovrappeso, mentre il 10,7% della popolazione è obeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro paese le condizioni di sovrappeso e obesità sono più diffuse tra gli uomini che tra le donne: ben il 45,2 % degli uomini è in sovrappeso e l&#8217;11,3% è obeso rispetto al 27,7 % e il 9,3% delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello geografico si osserva che il fenomeno è più diffuso nel Sud (50,9%), in particolare in Molise, Campania e Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">Si osserva inoltre che la prevalenza dei problemi di peso è molto più elevata nelle fasce della popolazione con livello di istruzione più basso: tra gli adulti con titolo di studio medio-alto (diploma, laurea) la percentuale di obesi è pari al 4,5%, mentre la percentuale di obesi sale al 15% tra gli adulti con licenza elementare o senza alcun titolo.</p>
<p><a href="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/01/FB_IMG_1561029991535.jpg"><img src="http://www.carolinafallai.it/wp-content/uploads/2016/01/FB_IMG_1561029991535.jpg" alt="FB_IMG_1561029991535" width="720" height="427" class="aligncenter size-full wp-image-3428" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Obesità e sovrappeso tra i bambini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo anche per quanto riguarda i bambini i dati sono allarmanti: uno studio svedese ha indicato che nel mondo ci sono 400 milioni di bambini obesi, dei quali 20 milioni sono bambini al di sotto dei 5 anni di età.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia un indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica condotta nel 2000 ha rilevato che nella fascia d’età tra 6 e 17 anni la prevalenza dell’obesità è del 26,9% tra i maschi e del 21,2 % tra le femmine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio relativo per un bambino obeso di diventare un adulto obeso aumenta con l&#8217;età ed è direttamente proporzionale alla gravità dell&#8217;eccesso ponderale. L&#8217;avere uno o entrambi i genitori obesi è considerato il maggiore fattore di rischio per la comparsa dell&#8217;obesità nel bambino. Infatti, il rischio di obesità è pari al 35% se entrambi i genitori sono obesi e al 25% se solo uno dei genitori è obeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che un bambino già all&#8217;età di 5-6 anni sia in sovrappeso è considerato un indicatore precoce di obesità in età adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non finisce qui: oggi il rischio di sviluppare il diabete è presente persino nei bambini. Il diabete di tipo 1, che è causato da una carenza di insulina e si differenzia dal diabete di tipo 2 che si sviluppa di solito negli anziani e negli obesi, può infatti svilupparsi anche in età pediatrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricerca condotta in 29 paesi europei tra il 1989 e il 2003 sui pazienti affetti da diabete ha riscontrato che il 5,4 % dei pazienti erano bambini sotto 5 anni di età. Secondo i dati diffusi dalla European Association for the Study of Diabetes, questa malattia nel mondo uccide una persona ogni 10 secondi. Si calcola che nel 2020 ci saranno circa 160 mila adolescenti affetti da diabete di tipo 1.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Stress e comfort food</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2015 18:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[comfort food]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando passiamo un periodo impegnativo a livello emotivo, quando viviamo un momento di crisi, è facile che la nostra alimentazione ne risenta. Le reazioni allo stress possono essere di due tipi: c&#8217;è chi quando si sente agitato comincia a mangiare voracemente qualsiasi cosa gli capita perchè mangiare lo tranquillizza e lo aiuta a ridurre la tensione, oppure c&#8217;è chi perde l&#8217;appetito e non riesce a mangiare perchè lo stomaco gli si chiude e persino l&#8217;odore del cibo gli fa venire la nausea. Mentre nel primo caso è molto facile prendere peso, nel secondo si può dimagrire a vista d&#8217;occhio. Stress cronico e &#8220;comfort food&#8221; Una recente ricerca condotta su giovani americani ha evidenziato che gli studenti sotto stress per interrogazioni ed esami tendono a mangiare molte merendine o spuntini salati tra un pasto e l&#8217;altro e tendono invece a saltare i pasti regolari. Un altro studio condotto su soggetti obesi ha dimostrato che in condizioni di stress tendono a mangiare di più di quanto non facciano normalmente. Nei periodi di maggiore nervosismo molti vanno a ricercare i loro cibi preferiti, che diventano delle vere e proprie auto-gratificazioni. La scelta normalmente ricade su alimenti ricchi di calorie sotto forma di zuccheri e grassi come...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando passiamo un periodo impegnativo a livello emotivo, quando viviamo un momento di crisi, è facile che la nostra alimentazione ne risenta. Le reazioni allo stress possono essere di due tipi: c&#8217;è chi quando si sente agitato comincia a mangiare voracemente qualsiasi cosa gli capita perchè mangiare lo tranquillizza e lo aiuta a ridurre la tensione, oppure c&#8217;è chi perde l&#8217;appetito e non riesce a mangiare perchè lo stomaco gli si chiude e persino l&#8217;odore del cibo gli fa venire la nausea. Mentre nel primo caso è molto facile prendere peso, nel secondo si può dimagrire a vista d&#8217;occhio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stress cronico e &#8220;comfort food&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una recente ricerca condotta su giovani americani ha evidenziato che gli studenti sotto stress per interrogazioni ed esami tendono a mangiare molte merendine o spuntini salati tra un pasto e l&#8217;altro e tendono invece a saltare i pasti regolari. Un altro studio condotto su soggetti obesi ha dimostrato che in condizioni di stress tendono a mangiare di più di quanto non facciano normalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei periodi di maggiore nervosismo molti vanno a ricercare i loro cibi preferiti, che diventano delle vere e proprie auto-gratificazioni. La scelta normalmente ricade su alimenti ricchi di calorie sotto forma di zuccheri e grassi come biscotti, patatine, pizza, formaggi e cioccolato. Questi cibi non a caso vengono chiamati &#8220;<strong>comfort food</strong>&#8220;, perchè sono gustosi e saporiti e riescono a dare un senso di benessere e appagamento immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perchè questo accade? c&#8217;è una spiegazione scientifica al fatto che le persone vanno a ricercare certi cibi quando sono stressate, nervose o depresse. Infatti è stato provato che quando lo stress diventa cronico aumenta la concentrazione nel sangue di insulina, ormone prodotto dal pancreas che serve per aumentare l&#8217;impiego degli zuccheri a livello dei tessuti periferici; inoltre aumentano anche i glucocorticoidi, come il cortisolo, che generano un incremento della concentrazione di zuccheri nel sangue. Così, anche se lo stomaco è pieno, il cervello continua a trasmettere segnali di fame. Per questo motivo quando ci sentiamo tesi sembra di non essere mai sazi e di non riuscire a smettere di mangiare.</p>
<p style="text-align: justify;">In situazioni come questa siamo facilmente spinti a cercare carboidrati sotto forma di zuccheri semplici come i dolci o il gelato perchè hanno veramente un potere calmante. Innanzitutto la loro ingestione va a stimolare le aree cerebrali del piacere, e così riescono a controbilanciare gli effetti spiacevoli dello stress cronico; inoltre l&#8217;ingestione di questi cibi va a ridurre l&#8217;attività dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-surrene e riesce così ad attenuare l&#8217;ansia e la tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Mal d&#8217;amore&#8221;: la dipendenza affettiva</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 17:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia della donna]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Donne che amano troppo&#8221; La problematica della dipendenza affettiva è recente: nasce sull&#8217;onda del successo, negli anni &#8217;80, di un libro pubblicato dalla psicologa americana Robin Norwood: &#8220;Donne che amano troppo&#8221;. Dopo quasi trenta anni è ancora un bestseller venduto in tutto il mondo. La ragione del successo non sta soltanto nell&#8217;irresistibile titolo ma anche perchè è stato il primo testo che ha divulgato un fenomeno che prima era sconosciuto in ambito clinico e che non veniva considerato una patologia. Nel suo libro la Norwood ha descritto molto accuratamente il comportamento delle “Donne che amano troppo”: “Quando l’amore per un uomo si trasforma in qualcosa di malsano e pericoloso per la salute fisica e mentale della donna, significa che sta amando troppo. Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo; quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti del partner: quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo.” La Norwood spiega che il “mal d’amore” è un problema soprattutto femminile perché le donne, per ragioni culturali ed educative sono più portate a pensare male di sé: è stato loro insegnato che per natura sono...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Donne che amano troppo&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La problematica della<strong> dipendenza affettiva</strong> è recente: nasce sull&#8217;onda del successo, negli anni &#8217;80, di un libro pubblicato dalla psicologa americana <strong>Robin Norwood: </strong><em>&#8220;Donne che amano troppo&#8221;</em>. Dopo quasi trenta anni è ancora un bestseller venduto in tutto il mondo. La ragione del successo non sta soltanto nell&#8217;irresistibile titolo ma anche perchè è stato il primo testo che ha divulgato un fenomeno che prima era sconosciuto in ambito clinico e che non veniva considerato una patologia. Nel suo libro la Norwood ha descritto molto accuratamente il comportamento delle “Donne che amano troppo”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Quando l’amore per un uomo si trasforma in qualcosa di malsano e pericoloso per la salute fisica e mentale della donna, significa che sta amando troppo. Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo; quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti del partner: quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Norwood spiega che il “mal d’amore” è un problema soprattutto femminile perché le donne, per ragioni culturali ed educative sono più portate a pensare male di sé: è stato loro insegnato che per natura sono deboli, dipendenti, fragili, bisognose di protezione e di guida. Questi insegnamenti, anche se sono ormai superati culturalmente, sono diventati parte dell’inconscio femminile e tendono a influenzare le donne nel loro modo di porsi in reazione con il maschile. Le donne, tendenzialmente abituate a non stimarsi, a non ritenersi all’altezza, non credono di poter essere amate per quello che sono, ma pensano di doversi guadagnare l’amore e il rispetto diventando “speciali” e diventando indispensabili per il loro partner. Alcune donne hanno una marcata tendenza a sottomettersi al proprio compagno finendo per essere schiacciate e a perdere la stima di se stesse, nella disperata ricerca del suo irraggiungibile amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso le persone che soffrono di dipendenza affettiva sono le più insospettabili: donne intelligenti, brillanti, affermate nel lavoro che nella sfera affettiva si rivelano però fragili e insicure. Nonostante siano persone di successo, nel profondo soffrono di una grande mancanza di autostima che le spinge a legarsi a uomini incapaci di amare. Se il rapporto non funziona, sono loro a prendersi tutte le colpe: è perché non sono abbastanza disponibili, affascinanti, comprensive, pazienti. Sono pronte a giustificare tutte le mancanze del partner, persino gli insulti o i tradimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte di queste donne presentano la cosiddetta “<strong>sindrome della crocerossina</strong>”: esse tendono a legarsi a uomini immaturi, egoisti, disturbati che considerano dipendenti e bisognosi delle loro devote e sollecite cure, e fanno di tutto per amare, nutrire e proteggere il partner arrivando a sacrificarsi per lui e a dimenticare del tutto i propri bisogni. La loro convinzione più intima, il loro ideale è che con la forza della loro devozione e del loro amore riusciranno a cambiare il loro uomo, che riusciranno a guarirlo così da poter conquistare il suo amore ed essere finalmente felici insieme a lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ossessione d&#8217;amore nasce da una bassa autostima</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La bassa autostima ha origine nell&#8217;infanzia. Se da piccoli l&#8217;amore non ci è stato dato nella maniera giusta, il che non vuol dire non essere stati amati, ci sentiremo sempre in difetto e in qualche modo non meritevoli di attenzioni. Alla base del troppo amore spesso c&#8217;è un trauma infantile: se una donna da bambina è stata trascurata o abusata, da grande tenderà a trovare un uomo che la maltratti o la trascuri. La sfiducia in sé e la mancanza di autostima fanno sì che la donna abbia paura di non essere amata e la portano ad accettare qualunque cosa dal compagno che ha scelto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non occorre sempre arrivare ai casi limite di famiglie &#8220;disturbate&#8221; con genitori alcolisti, tossicodipendenti o depressi per arrivare a sperimentare un vuoto affettivo. Se i genitori sono stati poco disponibili perchè molto presi dal lavoro oppure se sono stati molto esigenti o troppo protettivi, il bambino crescerà insicuro e con una grande fame di affetto e di approvazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guarire dalla dipendenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La dipendenza affettiva è una forma deviata d&#8217;amore. Nasce dalla convinzione che la relazione non è degna di essere vissuta se non causa struggimento o sofferenza. Questo non significa che tutte le grandi passioni siano &#8220;malate&#8221;, ma lo sono senz&#8217;altro quelle autodistruttive. Quando si ama troppo in realtà non si ama affatto perché si è dominati dalla paura di restare soli, di non essere degni di amore e di essere abbandonati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per uscire da questi disturbi è necessario un percorso di psicoterapia per ricostituire l&#8217;autostima e acquisire maggiore fiducia in sé stessi. Il percorso terapeutico è indispensabile per aiutare la persona dipendente a riscoprire la sua volontà e la capacità di concepirsi come un individuo autonomo. Infatti, solo quando si sarà liberata dalla paura di restare sola e dal timore di non essere degna di affetto, una persona può diventare capace di porsi in una relazione in maniera libera e non pregiudicata dal bisogno dell&#8217;altro. Solo quando sarà capace di apprezzarsi e di amarsi potrà dire veramente di essere in grado di amare davvero.</p>
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		<title>Ansia e attacchi di panico: il male dei tempi moderni</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 21:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi d'Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[panico]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi i disturbi d’ansia e disturbi da attacchi di panico sono sempre più diffusi tanto da essere stati recentemente definiti il “male” dei tempi moderni. Un’indagine condotta nel 2011 ha rivelato che circa 2,5 milioni di persone, soprattutto donne, soffrono di ansia, attacchi di panico e agorafobia. Particolarmente colpita è la popolazione giovanile: almeno un 30% di persone ha sofferto occasionalmente di piccole crisi d’ansia nel corso della sua vita. Perché ansia e attacchi di panico sono così diffusi? Quali possono essere le cause di questa vera e propria epidemia? La maggior parte delle ricerche sulla patogenesi dei disturbi d’ansia sono concentrate soprattutto sulle cause remote infantili e sui fattori di personalità predisponenti ma hanno mancato di prendere in considerazione il peso del momento storico che stiamo vivendo, dello stile di vita moderno e della cultura attuale. La crisi sociale ed economica In effetti nei sondaggi effettuati nel 2011 è emerso che la principale causa del disagio è la crisi sociale ed economica che sta attraversando il nostro paese: il precariato e la disoccupazione creano un clima di timore soprattutto nei giovani, privati di prospettive e della possibilità di costruirsi un futuro. Lo stress E’ emerso inoltre che molti italiani...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi i <strong>disturbi d’ansia</strong> e disturbi da <strong>attacchi di panico</strong> sono sempre più diffusi tanto da essere stati recentemente definiti il “male” dei tempi moderni.<br />
Un’indagine condotta nel 2011 ha rivelato che circa 2,5 milioni di persone, soprattutto donne, soffrono di ansia, attacchi di panico e agorafobia. Particolarmente colpita è la popolazione giovanile: almeno un 30% di persone ha sofferto occasionalmente di piccole crisi d’ansia nel corso della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché ansia e attacchi di panico sono così diffusi? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quali possono essere le cause di questa vera e propria epidemia? La maggior parte delle ricerche sulla patogenesi dei disturbi d’ansia sono concentrate soprattutto sulle cause remote infantili e sui fattori di personalità predisponenti ma hanno mancato di prendere in considerazione il peso del momento storico che stiamo vivendo, dello stile di vita moderno e della cultura attuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La crisi sociale ed economica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In effetti nei sondaggi effettuati nel 2011 è emerso che la principale causa del disagio è la crisi sociale ed economica che sta attraversando il nostro paese: il precariato e la disoccupazione creano un clima di timore soprattutto nei giovani, privati di prospettive e della possibilità di costruirsi un futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo stress</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ emerso inoltre che molti italiani risentono dello stress legato alla vita nei grandi centri urbani, dei ritmi frenetici che la caratterizzano e dell’eccesso di impegni e responsabilità.<br />
Non a caso la nostra è stata proprio definita l’”epoca della superficialità” perché essendo sempre così di fretta non abbiamo più tempo per fermarci a riflettere, meditare o leggere un buon libro. Sempre così estroversi, abbiamo perso la capacità di guardarci dentro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’anestetizzazione dei sentimenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questa “società del benessere” basata sull’apparenza e la perfezione la sofferenza emotiva è considerata un segnale di debolezza e ogni segnale di malessere viene anestetizzato con ogni sforzo possibile. Oggi si tende a enfatizzare il potere della ragione e della volontà a scapito dei bisogni del cuore e dell’anima: l’uomo è costretto a effettuare una sorta di rimozione del corpo e delle emozioni cosicché la mente, distratta dagli impegni e dalle preoccupazioni quotidiane, finisce per alienarsi dal corpo e dalla parte più profonda di sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La solitudine</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non è certo un caso che le persone oggi si sentono sempre alienate da sé stesse e dagli altri.<br />
I rapporti interpersonali sono precari, dettati spesso da opportunismo o caratterizzati da competizione, mancanza solidarietà e calore. Paradossalmente, in questo mondo in cui siamo tutti interconnessi tramite Internet e i Social Network, finiamo per sentirci più soli che mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Il generale isolamento affettivo in cui viviamo, uniti allo stress e alla mancanza di punti di riferimento e di certezze di in questa epoca di crisi economica e sociale, potrebbero quindi essere le principali cause che spiegano una tale diffusione dei disturbi d’ansia e di panico.</p>
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